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Il Nazionale promuove le reti di cura

6/18/2010 Revisione della LaMal: primo sì al modello 'managed care'. Più spese per chi non
vi aderirà

Berna - Nel dibattito parlamentare di ieri sulle reti di cure sanitarie integrate, il Consiglio
nazionale ha ampiamente seguito la linea tracciata dalla sua commissione della
sicurezza sociale e della sanità. Significa che in futuro le assicurazioni potranno offrire
modelli di cure sanitarie integrate, che permettono l'accesso all'alta qualità della
medicina moderna mediante una più intensa collaborazione tra i fornitori di prestazioni
medicosanitarie.
Per il relatore della commissione, il ticinese Ignazio Cassis (Plr), la questione centrale è
quale medicina vogliamo in Svizzera nel 2020. Ci si continua a lamentare dell'aumento
dei costi, ma «ora abbiamo la possibilità di fare qualcosa, non di improvvisato come
purtroppo abbiamo fatto l'anno scorso con le misure urgenti per il contenimento dei
costi, ma qualcosa di strutturato, che nasce da un lavoro approfondito e diligente», ha
detto Cassis.
Questo qualcosa si chiama 'managed care', che significa semplicemente 'cure
gestite', ma che secondo Cassis è meglio chiamare 'reti di cure integrate'. Si tratta di
una «governanza delle cure, di modo che il tutto avvenga in maniera razionale, senza
dispersione di risorse e senza inefficienze, doppioni e insicurezze talvolta anche
problematiche o nefaste per i pazienti». Oggi, questo modello di funzionamento del
sistema sanitario esiste soltanto nella Svizzera tedesca, ma è assente nella Svizzera
italiana e nella Svizzera romanda, con l’eccezione di Ginevra. Il sistema migliorato con
l’introduzione delle reti di cure integrate – al cui centro vi sono il pilotaggio del processo
di cura lungo l’intera catena dei trattamenti e la corresponsabilità budgetaria dei fornitori
di prestazioni – dovrebbe quindi avere anche un effetto risparmio, che è l’altro obiettivo
di fondo perseguito dai politici. Ma per arrivare a risparmiare davvero occorre far sì che
il maggior numero possibile di assicurati scelga di aderire ad una rete integrata; e che i
pazienti continuino a pagare il 10 per cento dei costi eccedenti l’ammontare della
franchigia annua.
Per incoraggiare la gente ad aderire alle reti integrate si è deciso di punire chi non lo fa,
chi cioè vuole rimanere legato al sistema di libera scelta del medico di famiglia,
portandone la quota di partecipazione ai costi dal 10 al 20 per cento. L’importo
massimo annuo della partecipazione ai costi, attualmente di 700 franchi, sarà fissato dal
Consiglio federale. Ma in questa revisione parziale della legge sull’assicurazione
malattia si vorrebbe tale importo due volte più elevato per gli assicurati che non
aderiscono a un modello di cure integrate.
Per la sinistra, è inammissibile che i costi della riforma vengano riversati sugli assicurati.
Con un finanziamento del genere «si va direttamente verso una medicina a due
velocità», ha criticato la socialista e sindacalista zurighese Christine Goll. Non sono
passati i tentativi di limitare la quota parte al 5 per cento per chi aderisce a una rete e al
15 per cento per gli altri. Come non è passata la differenziazione del limite annuo
rispettivamente a 500 e a 1000 franchi, che per il ministro della sanità, Didier Burkhalter,
rimane una «ipotesi di lavoro».

Fonte: La Regione Ticino (corrispondente Silvano De Pietro), 17 giugno 2010




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